Deformazioni teoriche 5. Note sul Rattenkönig tra antropologia e scienza.

1 Roi de rats - Ratking - Rattenkönig - alba fragalia araba Mauritianum Altenburg

Roi de rats del 1818, presso il Museo Mauriziano di Altenburg

     Questa sublime schifezza si chiama Roi de rats, oppure Rattenkönig, Rat king, Rottekonger, Rotikuningad, Ratapon eccetera. Non chiedetemi come ci sia arrivato. Come al solito, mi viene difficile andare mentalmente a ritroso. Intanto: de rats, e non des rats, perché pare che gli iniziati alla rattologia siano “très pointilleux sur l’exactitude de l’expression”. E poi mai Re di ratti né Topo-re (c’è un motivo che poi vedremo). Il fenomeno è interessante e oscilla graziosamente tra scienza e leggenda. Ma c’è dell’una e dell’altra.

Con quei nomi si indica insomma un gruppo di tre o più topi impigliati tra loro per mezzo delle proprie code. Più essi – relegati in spazi ristretti – cercano di disincastrarsi e liberarsi, più tirano e più il nodo si stringe e col passare del tempo si incrosta di feci, sangue e altre sporcizie assortite che vanno solidificandosi. La conseguenza è che la sfortunata comitiva sopravvive ancora per un po’, fin quando le difficoltà di movimento non impediscono completamente di reperire del cibo.

2 Roi de rats - Ratking - Rattenkönig - alba fragalia araba J. Sambucus, Emblemata - Antwerp 1576

Un roi de rats tratto dagli  Emblemata di J. Sambucus (Anversa, 1576)

     Se ne conoscono testimonianze antiche e moderne, e la critica si divide fra detrattori e sostenitori della spontaneità e genuinità del fenomeno. L’avvistamento di un roi de rats era anticamente ritenuto un segnale nefasto, presagio di imminenti piaghe: certo, avere topi davanti casa doveva essere segnale di un’igiene già un po’ scarsina. E, certo, esserne sfiorati o toccarli volontariamente non doveva essere esattamente un toccasana. Si pensava pure che fossero animali sottomessi a un unico topo di rango superiore che sopravvivesse grazie al cibo procurato da questi suoi laboriosi subordinati. O che non si trattasse di rango superiore ma di anzianità e relativa non-autosufficienza cui supplivano, appunto, gli altri ratti (così Konrad Gesner nella sua Historia animalium, 1558). Il termine, peraltro, era noto pure a Martin Lutero, almeno quando paragonò a un roi de rats il papa in persona (non male!).

3 Roi de rats - Ratking - Rattenkönig - alba fragalia araba Eichsfeld Göttingen

Roi de rats del 1963, ora presso il Museo Zoologico dell’Università di Gottinga

     Il primo caso di roi de rats di cui si abbia conoscenza è riportato nel 1564 e pare che il fenomeno sia divenuto più raro da quando, nel Settecento, il ratto grigio (Rattus norvegicus) prese il sopravvento sul ratto nero (Rattus rattus): nella maggior parte dei casi, infatti, si tratta appunto di formazioni di ratti neri. Un solo ritrovamento coinvolge il ratto sawah (Rattus rattus brevicaudatus), ed è peraltro quello del 1918, relativo a tutt’altra zona geografica rispetto a quella consueta (Bogor, isola di Giava, anziché Europa continentale). Un altro singolo caso vede protagonista alcuni esemplari di topolino selvatico (Apodemus sylvaticus) ritrovati nel 1929 ad Holstein, Germania, e un ulteriore caso eccezionale si riferisce ai sei scoiattoli scoperti nel 2013 a Regina (nomen omen), nel Saskatchewan: essendo questi ultimi ancora vivi al momento del ritrovamento, furono separati da uno staff di veterinari.

4 Roi de rats - Ratking - Rattenkönig - alba fragalia araba - Strasburg

Roi de rats di Strasburgo. Carboncino eseguito nel 1683.

Le testimonianze pervenute fino ad oggi sono una cinquantina e le più sicure possono riunirsi in questa parziale ma non scarna lista di ritrovamenti:

1683: 6 individui a Strasburgo

1725: 11 individui a Dorndorf, in Germania

1748: 18 individui, ancora in Germania

1772: 11 individui ad Erfurt, Germania

1822: due esemplari (uno da 14 e uno da 28 individui) a Döllstedt, Germania

1828: 32 individui a Buchheim bei Eisenberg, in Turingia, oggi custoditi presso il Museo Mauriziano di Altenburg

1895: 10 individui a Dellfeld, Germania, oggi custoditi presso il Museo Civico Zoologico di Strasburgo

1899: 8 individui, di cui 6 oggi visibili presso il Museo di Châteaudun

1915: 3 individui a Tartu, Estonia

1918, 23 marzo: i 10 individui, ritrovati a Giava, di cui s’è detto sopra

1929: i topolini selvatici, ritrovati ad Holstein, di cui pure s’è detto sopra, oggi visibili presso l’Istituto di Zoologia dell’Università di Amburgo

1963, febbraio: 7 individui a Rucphen, Olanda, oggi custoditi presso il Museo Zoologico dell’Università di Gottinga

1971: 18 individui a Rõika, Estonia

1986, 10 aprile: 9 individui a Maché, oggi custoditi presso il Museo di Storia Naturale a Nantes

2005, 16 gennaio: 16 individui a Võrumaa, Estonia, oggi custoditi presso il Museo Zoologico dell’Università di Tartu

2013: 6 scoiattoli a Regina, Saskatchewan.

5 Roi de rats - Ratking - Rattenkönig - alba fragalia araba Chateaudun

Roi de rats del 1899, presso il Museo di Châteaudun

     I recenti ritrovamenti estoni prestano il fianco all’ipotesi scientifica più prudente, illustrata da Andrei Miljutin in Rat  kings  in  Estonia, «Proceedings of the Estonian Academy of Sciences, Biology and Ecology», n. 56.1, 2007, pp. 77-81: il nodo, cioè, si creerebbe quando le code si incollano o gelano insieme nelle tane più strette, e in particolar modo quando, durante il sonno, i ratti si stringono tra loro per riscaldarsi. Ad eccezione del caso di Giava, infatti, tutti i casi riportano a territori in cui convivono i medesimi due fattori: presenza del Rattus rattus e inverni particolarmente rigidi. Al risveglio, i ratti cercherebbero di districarsi l’uno dall’altro con movimenti caotici delle code, i quali peggiorano la situazione rendendo l’intreccio più confuso e il nodo più stretto, sebbene la sporcizia o il ghiaccio si siano eventualmente rimossi. Tutto ciò è più improbabile che accada al ratto grigio, Rattus norvegicus, poiché dotato di coda relativamente più corta, sottile e meno flessibile rispetto a quella del ratto nero.

7 Roi de rats - Ratking - Rattenkönig - alba fragalia araba Nantes

Roi de rats del 1986, ora presso il Museo di Storia Naturale a Nantes

     I detrattori hanno mosso l’obiezione della rarità del fenomeno. Argomento debole: a causa della difficoltà di movimento, un roi de rats in vita è una facile preda (anche in termini di cannibalismo). E resta tale anche da morto, ragion per cui sarebbe comunque abbastanza difficile trovarne i resti. Peraltro tutto lascia pensare che la maggior parte dei roi de rats non riesca neppure ad abbandonare i luoghi angusti in cui ha avuto forma. Parte dei detrattori, infine, ha addirittura addotto ad argomento contrario il fatto che l’unico esame ai raggi X compiuto su un roi de rats abbia mostrato calcificazioni sulle fratture nelle code, a dimostrazione che i ratti avrebbero continuato a vivere a lungo dopo l’intreccio: ma nessuno, a ben vedere, ha mai affermato che l’intreccio determini la morte imminente di tutto o parte del gruppo.

7.5 Roi de rats - Ratking - Rattenkönig - alba fragalia araba Saru

Roi de rats del 2005, ora presso il Museo Zoologico dell’Università di Tartu

Dicevo, in apertura, dell’assenza di un’italianizzazione in Re dei ratti o Topo-Re. Assenza ovvia: non c’è traduzione perché non c’è tradizione. Però mi diverto a pensarne forme dialettali. Non so perché, ma ne immagino con piacere una calabro-sicula, che suonerebbe abbastanza bene: Sùrici-Rre

Concludendo: conosco più d’una persona afflitta, tra le altre, da una particolare forma di mania ossessivo compulsiva: districare ripetutamente cavi (di telefoni, di computer ecc.). Ecco: si potrebbe comminare a queste persone una terapia d’urto obbligatoria consistente nel dover districare a mani nude roi de rats appositamente creati. Credo che l’inutile e oscura voglia scomparirebbe presto.

8 Roi de rats - Ratking - Rattenkönig - alba fragalia araba

Bibliografia

  1. Becker, H. Kemper, Der Rattenkönig. Eine monographische Studie, in «Zeitschrift für angewandte Zoologie», Beihefte, n. 2, Berlin, 1964
  2. Hart, Rats, London, New York, 1982
  3. Jeziorskas, Stranger inhabitants in the nest-boxes in Lithuanian forests and their influence on the hollow-dwelling birds, in «Trudy IV Pribal’tijskoj ornitologicheskoj konferentsii», Riga, 1961, pp. 123-128.
  4. V. Kotenkova, N. N. Meshkova, M. I. Shutova, About Rats and Mice, Moscow, 1989
  5. Kunstyr, Beobachtung des sog. Rattenkönigs. Herdenpsychose und aggressives Verhalten als wahrscheinliche Ursache der Schwanzverschlingung, 1977
  6. Miljutin, Rat kings in Estonia, in «Proceedings of the Estonian Academy of Sciences», n. 56.1, 2007, pp. 77–81, (http://www.kirj.ee/…/Ecology/2007/issue_1/bio-2007-1-7.pdf)
  7. Miljutin, Rotikuningad Eestis ja mujal, in «Eesti Loodus», 7, 2005, pp. 46-49
  8. Passig, A. Scholz, Rattenkönig, in «Lexikon des Unwissens», Berlin, 2007
  9. Rottekonger, in «Facts & Faenomener», n. 3, Kopenhagen, 1995.

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