Libraria 3. Prostituzione in biblioteca.

     botticelli tre grazie alba fragalia araba     A Firenze si possono ammirare due cose quasi sempre di notevolissima qualità: le opere d’arte e le turiste d’Oltralpe. Che poi, a ben vedere, coincidono abbastanza (e ora spiego, ora spiego) quasi da poter indurre a una folle osservazione: le turiste non esistono o, meglio, ogni mattina si staccano dai quadri e scendono dagli affreschi per popolare la città a vantaggio della propaganda per il turismo locale. Calato il sole, si rimettono al loro posto, finita-pausa, rientro-comparse. Bisognerebbe controllare nei musei a notte fonda.  Chiusa questa premessa visionaria, ci si è appena sobbarcati la responsabilità di spiegare perché le due cose coincidano. E allora: vi pare tutto normale, nelle opere di Botticelli o del Ghirlandaio? Limitiamoci a questi due, perché qui non si tratta di voler commentare tutta la storia dell’arte rinascimentale. E prendiamo qualche esempio. Per il primo: i visi di Flora e delle tre grazie nella Primavera; la Venere;

Botticelli Ghirlandaio alba fragalia araba

l’altra Venere con le altre tre grazie (quelle del Louvre) e le raffigurazioni antropomorfe delle Arti liberali (sempre al Louvre, sotto il titolo Giovane introdotto alle Arti liberali che, con Arti così, più non dovettero leggervi avante). Per il secondo, citiamo soltanto il personaggio in primo piano nel codazzo femminino allo Sposalizio della Vergine.

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Ora, senza offesa per le donne toscane, ma io tutta questa grazia e tutto questo biondume, oggi, in quelle coordinate geografiche, non li trovo. E dubito fortemente che in 500 anni si possano verificare mutamenti somatici tanto generalizzati.

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Quest’arcano fastidioso ha una spiegazione. E la fornisce Jacques Rossiaud quando scrive che nello

“spazio fiorentino della prostituzione pubblica, le prostitute, le loro ruffiane e i loro lenones sono verso il 1470 in massima parte di origine straniera. Esse provengono dalla Fiandra, dalla Valle del Reno e dalla Francia del Nord. Secondo un censimento del 1436, le ragazze provenivano dai Paesi Bassi per il 36,6%, dalla Germania per il 22,5%, dalla Francia per il 9,8%, e dall’Inghilterra per l’1,4%. Dunque le straniere d’Oltralpe fornivano il 70,3% della prostituzione pubblica (…). Le Toscane praticamente non vi compaiono” (La prostituzione nel Medioevo, Roma, 1995, p. 146)

Eureka. Ecco spiegato il tutto: del resto, chi volete che avesse la pazienza di mettersi in posa per due soldi? Dovevo arrivarci, bastava pensare alle interpretazioni del berniniano Martirio di S. Teresa. Tutta questa lungaggine è per dire che da una ‘biblioteca della prostituzione’ riescono a evincersi le cose più singolari. Per esempio non tutti sono al corrente del fatto che il miglior saggio sulla storia della prostituzione nel Regno di Napoli è stato scritto non da uno storico in senso stretto ma da quel bibliotecario che alla storia passò per aver scritto il testo di canzoni napoletane più che celebri, tra cui Era de maggio e Marechiaro: Salvatore di Giacomo.

salvatore di giacomo prostituzione napoli alba fragalia araba

Ed è lui che insegna pure la varia terminologia locale utilizzata tra XV e XVII secolo per indicare le meretrici: ‘ngabbellate (poiché contribuenti della gabella), prùbbeche (in quanto, per definizione, donne pubbliche), spitalere (in quanto – come dire – fari di ricettività e accoglienza), sbrìffie (civette), scalòrcie (cavalle affaticate e stecchite), caiòrde (puzzole), pèrchie (pesci dal ventre gonfio e floscio), scrofe (ça va sans dire) e cèuze (dal quartiere postribolare dei Gelsi, oggi più noti come Quartieri spagnoli). Interessanti pure le vicende biografiche della povera sciagurata Bernardina Pisa (giovane prostituta nel quartiere degli Incarnati e ancor più disgraziata moglie dello sfortunato Tommaso Aniello d’Amalfi, alias Masaniello) e la citazione non certo politically correct dell’umanista quattrocentesco Francesco Del Tuppo: “la femina è uno animale imperfecto, una rosa fetente, uno veleno dolce, instabile più che lo aere vagabundo” (e bravo, Libero Bovio – se mi senti da lassù –, ‘nu veleno ch’è doce non è farina del tuo sacco) . Fatto sta che l’oscura attività è inevitabile.

consulto teologico alba fragalia araba

Tanto inevitabile che addirittura in un Consulto teologico settecentesco si cita con disinvoltura un’accondiscendente massima di S. Tommaso in persona:

“Il Governo Umano deve imitare il Divino. Or siccome Iddio permette alcuni mali nel Mondo, senza la permissione de’ quali ne seguirebbero mali maggiori e non si otterrebbero alcuni beni; così nel Governo Umano torna bene il tollerare alcuni mali minori, perché restino impediti i mali maggiori, o si ottengano alcuni beni. Togliete le Meretrici dal Mondo, sarà tutto una confusione di libidini (aufer meretrices de rebus humanis, turbaveris omnia libidinibus)”

Esperto, il santuomo.

cutrera prostituzione sicilia alba fragalia araba

Esperto più o meno come quel sacerdote di cui il prof. Cutrera narra con sarcasmo, nel 1903, nella sua Storia della prostituzione in Sicilia:

“un manoscritto della Biblioteca Comunale di Palermo, e precisamente del sacerdote Gaetano Alessi, ci fa sapere che una certa Susanna, rinomata meretrice palermitana, donna ricca, rovina della nobiltà e del paese, si serviva di arti magiche per tirare al suo amore chi voleva; e aveva commercio carnale col diavolo. Si vede bene che il buon prete poco conosceva le arti della galanteria e della lussuria umana, perché è chiaro che il diavolo ci avesse poco a che fare nell’arte della poco casta Susanna, la quale riusciva ad attirare a sé forse più le borse che i cuori dei suoi nobili e ricchi adulatori, che sicuramente facevano a gara per conquistarla. Lo stesso manoscritto ci ricorda pure che la Susanna finalmente si pentì della sua licenziosa vita e si convertì a penitenza, mercé l’opera di un gesuita. Il pio scrittore non ricorda però a quale età la nuova Maddalena si convertì, ma è da supporre che il diavolo già avesse terminato di aver trescato con lei”

Sul tema, la finta ingenuità dei prelati e del clero tutto è una costante. Saltiamo infatti a piè pari un pur breve resoconto delle testimonianze contenute nel saggio di Georges Duby, I peccati delle donne nel Medioevo, Bari, 2005; e pure i precetti igienici del dottor Caufeynon (1900).

caufeynon prostituzione alba fragalia araba

E restiamo sul dibattito pseudo ideologico alla base della messa all’indice dell’antico mestiere. Un curioso pamphlet pubblicato all’indomani della nefasta data in cui le case chiuse chiusero – o, meglio, aprirono – i battenti, mette in guardia contro l’ideatrice della legge, quella senatrice Merlin definita “riformatrice deamicisiana”, riferendosi al progetto di una città esperimento in cui

“i giovani, per distrarsi e divertirsi, hanno a disposizione un bellissimo stadio, un ippodromo, un aerodromo, un palazzo dello sport, le macchine e gli attrezzi più moderni per dedicarsi alle attività sportive consigliate come antidoto a certi impulsi dall’on. Merlin la quale – si dice – da giovanetta per «refrigerare» le sue arsure si fosse dedicata sempre al gioco dei cerchietti”

polignone merlin alba fragalia araba

Astio a parte, cosa la legge Merlin abbia significato per i giovani frequentatori dell’epoca è oggi ricordato nostalgicamente da un anziano bolognese che, a quanto pare, quelle case le conosceva tutte. E pazienza. Da lì in avanti, tutto celato dietro una veletta un tantino ipocrita. Quando, per secoli, lo sconcio ma pietoso epiteto campeggiava in pieno diritto, alla luce del sole, pure sulle tabelle dei pedaggi nelle dogane regie: per ciaschuna pactana seu meretrice, paga tarì 1.

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