Deformazioni teoriche 4. Grafologia e Cronovisione: due follie con cattolicissimi natali.

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     Cominciamo dalla cronovisione, che è meno conosciuta. C’è voluta la mente del monaco benedettino Pellegrino Ernetti, nel 1972, per sbandierare con finta modestia l’avvenuta costruzione di un marchingegno – perfettamente funzionante, diceva – atto a vedere il passato. Già un esorcista laureato in fisica e appassionato di elettronica costituisce una figura che dà adito a qualche scetticismo (da che parte vuoi stare? dormi con la coscienza a posto?), se poi aggiungiamo che lo stesso mattacchione lavorava già dagli anni Quaranta intorno alla comunicazione con i defunti, scopriamo che non lo faceva da solo ma al fianco del sacerdote Agostino Gemelli, sì, quello del Policlinico, l’antisemita fondatore della Cattolica. A voler restare con i piedi per terra si potrebbe accogliere con magnanimità il fatto che nel primo progetto fossero coinvolti pure Enrico Fermi e Wernher von Braun, fatto sta che il marchingegno non fu mai mostrato in pubblico. Un po’ come la moltiplicazione dei pani e dei pesci non è più tanto sulla cresta dell’onda da qualche tempo, annetto più annetto meno. E fatto sta che l’unica fotografia pubblicata, quella – ovviamente – del volto del Cristo in croce, altro non è che il particolare di un crocifisso di Todi. Eppure, diceva Ernetti, “il cronovisore permette di vedere il passato perché, adoperando tecniche non meglio specificate ma derivate da applicazioni di metodiche usuali, si connetterebbe con la posizione che aveva la terra nel momento in cui si svolgeva l’evento passato. In ciò consisterebbe la sintonizzazione del cronovisore sulla scia relitta di energia lasciata dall’evento. Una sintonia che lo strumento sarebbe in grado di raggiungere, assicurando la visione (e l’ascolto) di qualsiasi fatto avvenuto in epoche passate”. Ok.

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Pellegrino Ernetti e Agostino Gemelli

Ad amplificare tutta questa mole di sciocchezze arrivò un altro religioso, padre François Brune, enormemente attratto dall’apparente straordinarietà della scoperta di Ernetti. Nel suo libro si leggono le seguenti mirabolanti avventure audiovisive di Ernetti: egli avrebbe assistito a un discorso di Cicerone; a scene del mercato Traiano; a un discorso di Napoleone; a un altro di Mussolini; a una tragedia inedita di Quinto Ennio e, ça va sans dire, a scene di vita di Gesù (padre Ernetti dice che era difficile sintonizzarsi sulle croci: “di crocifissi, in quell’epoca, ce n’erano parecchi. Pensammo che avremmo potuto comunque trovarlo facilmente grazie alla corona di spine (…). E lì, purtroppo, avemmo una sorpresa. La corona di spine non era così eccezionale come credevamo. Abbiamo allora provato a risalire nel tempo, all’Ultima Cena. Ha funzionato!”). Ed Ernetti fa tanto di nomi di testimoni, tutti rigorosamente deceduti: addirittura papa Pacelli e un contemporaneo Presidente della Repubblica (De Nicola? Einaudi? Il DC Gronchi?). Deceduto anche Ernetti, c’è chi resta con l’innocente illusione che davvero il cronovisore sia custodito, smontato, in qualche sotterraneo vaticano. Beata ingenuità.

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François Brune

     Quanto alla grafologia, non facciamo eccezione. Conosciamo tre indirizzi principali: quello tedesco, quello francese e quello italiano, come le barzellette. Ma mentre il primo indirizzo – che qui non prendo in esame – è stato fondato da un filosofo, a noi e ai francesi spettano altri due religiosi dalla fervida fantasia: Jean-Hyppolite Michon e il francescano Girolamo Moretti (Recanati, 1879 – Ancona, 1963). Ecco, padre Moretti (che, pavidamente, pubblicava quasi sempre sotto pseudonimo, almeno all’inizio) è letteralmente venerato dalla grafologia italiana, in maniera inquietante, davvero poco dissimile da certi culti parareligiosi. Fatevi un giro per le varie associazioni grafologiche della Penisola. Anzi, no, non fatelo: è facile, cascarci. Vi dico io cosa succede. E va bene, la grafologia può essere ammiccante, può solleticare qualche zitella depressa, nella continua e immaginaria analisi di sé (oppure gli stessi docenti di grafologia, interessati a distribuire dispense zeppe di fotocopie di lettere e cartoline ricevute, con buona pace della privacy) ma guai ad attribuirle un valore maggiore rispetto all’astrologia o alla cartomanzia (non a caso, il manuale di Michon era preceduto dall’introduzione di un chiromante).

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Girolamo Moretti

Una cosa sono le perizie calligrafiche (meri confronti tra diversi scritti, finalizzati a capire se due diversi documenti sono stati redatti da Tizio e da Caio o tutti e due da Tizio), altra cosa è purtroppo l’analisi grafologica, specialmente quando è messa nelle mani di persone che non hanno più di una vaghissima e imprecisa infarinatura di elementi di psicologia e che pescano, invece, con molta disinvoltura, nelle teorie orientali. Il guaio è che chi vuole diventare perito grafologo deve imbattersi in tutta questa congerie di castronerie. Se sa tapparsi il naso e procedere a lungo in apnea, buon per lui. Potrà così capitarvi di ascoltare lezioni di Storia della Grafologia, in cui i docenti dicono introvabile un testo che precorreva anche le trovate di Moretti, ovvero il seicentesco Idengraphicus Nuntius, del medico napoletano Prospero Aldorisio. Peccato che sia disponibile finanche su google-books (evidentemente nessun grafologo ha una minima dimestichezza con il latino).

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Oppure potrà capitarvi di sentire dire a gran voce che Lombroso è brutto e cattivo (pur essendo stato anch’egli autore di un manuale di grafologia) e che, per analogia, nemmeno dall’analisi della grafia potrebbe mai risalirsi alle fattezze di un individuo, salvo poi leggere frasi come “nella lettera è anche segnato il soma della persona: la forma della lettera o è strettamente correlato alla forma del viso, dell’occhio e del bacino”. Ma niente paura: nessun comune mortale ha queste doti interpretative, la leggenda delle sette grafologiche registra soltanto una persona capace di ciò: ovviamente padre Girolamo Moretti (anche se, sul finire del Settecento, lo svizzero Lavater pubblicava testi sulle connessioni tra psiche, grafia e modo di camminare!).

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Il passo iniziale è poi la famigerata croce dei vettori di Max Pulver, una delle più grandi baggianate possibili (peraltro molto bacchettona), in base alla quale viene attribuito un significato psicologico alla maggior tendenza ed energia nello scrivere verso destra, sinistra, verso l’alto o verso il basso. Mmmh… ne verrebbero fuori gran bei problemi se si applicassero le stesse teorie alle scrittura araba o alla cinese o alle scritture bustrofediche. Ma nessuno sembra averci mai pensato: la ‘normalità’ da prendere in esame, per le scuole di grafologia, è evidentemente soltanto quella occidentale. Tutti gli altri, forse, sono subumani che non fanno testo in quanto a psiche. Dunque il dato emergente è innanzitutto una sconfinata ignoranza di fondo. Esempio: non dico che qualche elemento di paleografia sia indispensabile a un perito grafologo che frequenta i tribunali durante cause civili in cui si deve decidere intorno a firme false o autentiche ma, diamine, se insegni grafologia, se ci campi, qualcosa sulla storia della scrittura dovrai pur conoscere. E invece no. Troverete dispense in cui come esempio per la “scrittura studiata” (anzi, la setta ama dire “segno studiata”, non “segno studiato”, “studiata”, vabbé) vi spiattelleranno una riproduzione di una lettera di Savonarola. Ignorando totalmente il fatto che, a quell’epoca, se scrivevi, scrivevi solo in un modo (e infatti Savonarola scriveva in una perfetta umanistica standard, una scrittura-modello, insomma, senza nulla di personale: avrebbe scritto in quel modo anche il suo più fiero oppositore).

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Cesare Lombroso

Oppure troverete riproduzioni di scritture palesemente risalenti a fine Seicento, disinvoltamente attribuite a S. Francesco d’Assisi, già morto da secoli (con tutta un’esilarante serie di forzate coincidenze tra aspetto della grafia e psiche del ‘poverello’), e invece da attribuire a S. Francesco Antonio Fasani. O, ancora, riproduzioni di lettere autografe del nazista Julius Streicher tacciate, per la loro (apparente) incomprensibilità, quali segnali di complesso anale e sadismo. Ma deficienti che non siete altro, è solo una perfetta Kurrentschrift, peraltro chiarissima (come quella, per intenderci, che fa da sfondo a questo blog). Come volevate che scrivesse un burocrate tedesco a cavallo tra Otto e Novecento?

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Max Pulver

Ma anche andando più nello specifico e abbandonando la storia della scrittura, la cosa non cambia. Scoprirete l’importanza data a quanto si calca sul foglio mentre si scrive, certo, ma l’assoluta indifferenza rispetto alla durezza o morbidezza del piano su cui il foglio è poggiato, ad esempio. Scoprirete che se avete una protuberanza occipitale esterna pronunciata, allora siete stati bambini prepotenti e testardi. Amen. E che se scrivete velocemente, lasciando pure ampi spazi tra una parola e l’altra, allora questi lunghi spazi non confermano la velocità, no: implicherebbero un rallentamento finalizzato alla riflessione. Un mare di cavolate, insomma. Fortunatamente anche il Dizionario di Medicina Treccani del 2010 sottolinea: “studi sperimentali controllati hanno dimostrato che la grafologia non è in grado di determinare in maniera affidabile le caratteristiche psicologiche del soggetto, rispetto a metodi più standardizzati come i test psicologici. Perciò la grafologia non viene annoverata tra le tecniche psicodiagnostiche riconosciute come valide e attendibili, e ne viene sconsigliato l’utilizzo sia nell’ambito clinico che in quello forense e nella selezione del personale”. Ridateci insomma i fraticelli che si occupavano dell’elemosina, dell’orto e delle preghierine.

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Qualche fonte:
François Brune, Cronovisore. Il nuovo mistero del Vaticano: la macchina del tempo, Roma, 2002
http://it.wikipedia.org/wiki/Cronovisore#Narrativa_fantascientifica
http://it.wikipedia.org/wiki/Pellegrino_Ernetti
http://it.wikipedia.org/wiki/Agostino_Gemelli
http://it.wikipedia.org/wiki/Fran%C3%A7ois_Brune
http://ceifan.org/cronovisore.htm
http://www.treccani.it/enciclopedia/girolamo-moretti_%28Dizionario-Biografico%29/
http://www.treccani.it/enciclopedia/grafologia_%28Dizionario-di-Medicina%29/
http://it.wikipedia.org/wiki/Grafologia#Controversia_sull.27attendibilit.C3.A0

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