Musiche 6. La sindrome da Fruizione Sonora Compulsiva #5 (di I. Raulsson)

Da qualche tempo alba fragalia araba ospita saltuariamente gli scritti musicali di I. Raulsson il quale, affetto da una duratura forma di psicosi da fruizione sonora compulsiva con episodi di bulimia musicale ciclica, narra di volta in volta la commovente esperienza del suo caso clinico, unendo i puntini da Kabalevskij agli Animal Collective, da Ennio Porrino a Half-handed Cloud, da Heinz Lau agli Zubi Zuva. Invidia chi sa andare con la testa sott’acqua. È invidiato da chi non sa andare in bicicletta contemporaneamente in piedi e senza mani. Per le sue orecchie è passato di tutto.

Continua da https://albafragaliaaraba.wordpress.com/2014/05/30/musiche-5-la-sindrome-da-fruizione-sonora-compulsiva-4-di-i-raulsson/

 Olivetti alba fragalia araba 1

     Avviene che poi, quando la malattia è conclamata, il malato diventi schizzinoso e capriccioso.  Non s’accontenta più di quello che passa al convento, diventa piuccheselettivo, cassa dopo due secondi una canzone al primo ascolto, e così via, anche interi album (stratagemma peraltro indispensabile, nell’epoca in cui il digitale permette bagni di musica soffocanti rispetto alle ormai dimenticate ristrettezze delle vecchie forme della fruizione). Eppure, se da un lato si diventa selettivi, dall’altro si finisce per giocare al collezionismo più maniacale e insensato (sulla ricostruzione di un disco perduto, brano per brano, scriverò nel prossimo post musicale). E per snobismo si torna al vinile, mettendo insieme edizioni russe di Prokofiev o Liszt (con copertine raffiguranti il Cremlino) e vecchi 45rpm sfuggiti a discutibili scarti paterni: su tutti, una Sympathy dei Purple Heart (1970) di cui anche il web è avaro (NB: canticchiare il refrain nel momento in cui qualcuno si rende antipatico al nostro cospetto: http://www.youtube.com/watch?v=9vN6-1Zeg2w. A me viene ormai spontaneo); una Wait for me, baby della New Vaudeville Band (1967): timido lato B di altra canzone assai più zuccherosa, continuo a considerarla un piccolo e perfetto manifesto beat: http://www.youtube.com/watch?v=eAyVgPtC5Zc&feature=kp. E poi ci si mette anche in prima persona a recuperare vecchia roba: non ho mai deciso, per esempio, se è più bella la copertina o il retro di «Balaklava» dei Pearls Before Swine (1968), ovvero Il trionfo della morte, di Bruegel il vecchio, oppure la foto della bambina paffutella (trionfo della vita, peut-être?). E di quel disco va almeno menzionata, più della pur notevole cover di Suzanne, il brano che la precede: Guardian angels (http://www.youtube.com/watch?v=cfFw4VtDW-U).

Balaklava alba fragalia araba 1

balaklava alba fragalia araba 2E Moebius? Fu il titolo di un trio e di un progetto confluito nell’unico disco prodotto da tre giovani alle prese con pionieristiche velleità elettroniche (1979), sporcate da un evitabile tentativo di svecchiare pure Light my fire, ma cui va comunque riconosciuto un brano di tutto rispetto: Song for Lya, eseguita con Minimoog, Oberheim e violino. Una cosa va detta: uno degli ingegneri del suono di questo disco era un tredicenne Les Claypool. Non sto scherzando: lui, quello che formerà i Primus. E non sto scherzando: tredicenne. Perché i dischi bisogna leggerli (fin nelle note più invisibili), oltre che ascoltarli.

Moebius alba fragalia arabaHo citato i Doors, ebbé, va menzionato il ripescaggio del loro raro Who scared you?, spauracchio di ogni collezionista, uno di quei due brani della discografia doorsiana (in studio) mai confluiti in alcun album (se non in altrettanto rare raccolte postume). Ma c’è di meglio: la tremenda copertina di un tremendo 45rpm dei Middle Of The Road (Tweedle dee tweedle dum, 1971), con tanto di dichiarata marchetta Fiat (127) in mezzo al deserto;

Middle of the road alba fragalia arabaoppure Deus, di quegli Sugarcubes in cui militava l’ancora sconosciuta Björk (1988).

Sugarcubes alba fragalia arabaQuanto all’Italia, raccolsi il meglio e il peggio. Con ironia conservo una piccola raccolta dei primissimi crimini musicali di Jovanotti: Gimme five 1, Gimme five 2, Gimme five 3 (non credevate esistessero, ditelo), Welcome, Sex no drugs and rock’n’roll, o la remotissima Walking, di cui forse nemmeno lui si ricorda più. E questo è il peggio. Il meglio è qualcosa di Faust’o: il più raffinato, modesto e sottovalutato cantautore italiano degli ultimi decenni. Vale ancora la leggenda per cui, dovendosi esibire a Sanremo controvoglia per un playback a quei tempi obbligatorio, si sedette sul pianoforte a mangiare una mela, appena la musica partì. Da allora, si dice, non fu più invitato in tv. La sua Hotel Plaza resta un capolavoro (http://www.youtube.com/watch?v=hiIsmXpEfDk). E pure Forse anche noi, va’: http://www.youtube.com/watch?v=1SgI_CHnvvY&feature=kp.

Faust'O alba fragalia arabaNon posso passare ad altro argomento se non parlo del vinile più bello. Un vinile che tengo tra gli altri soltanto per via del fatto che è tecnicamente tale pur non essendo il disco di un cantante o di un gruppo ecc. È il disco che l’Olivetti mise in commercio per aiutare a scrivere a macchina: Olivetti, Musica per parole. Lezioni e ritmi di dattilografia. Metodo Olivetti Lettera 22. Con lezioni del prof. Flaviano Rodriguez, musiche di Franco Potenza e testi di Mario Soldati (!). Il tutto condito da una grafica mille anni avanti (la busta che contiene il disco propone una fila di piccole riproduzioni della facciate dei vari stabilimenti Olivetti, ognuna in bicromia). Il prodotto è ovviamente inascoltabile, ma è un disco da museo, un pezzo d’archeologia industriale.

Olivetti alba fragalia araba 2Olivetti alba fragalia araba 3Vinili a parte, dicevo, il malato diventa schizzinoso. Presta ascolto a poche cose. Talvolta solo a singoli brani di un autore. Happy holidays di Jim O’Rourke, per esempio, è finita nel calderone (http://www.youtube.com/watch?v=Dqi0em4g7sQ). Oppure i pochi secondi dell’Intro all’album «First you live» dei Dusty Rhodes And The River Band (http://www.musicline.de/de/player_flash/603967134223/0/0/50/product); o ancora Triumphant march of the buffoons degli Earthlings, Can’t you see the hard helmet on my head dei My Morning Jacket (tutt’e tre introvabili su youTube, la qual cosa mi inorgoglisce), o la gustosa cafonata di Us vs. them degli LCD Soundsystem (http://www.youtube.com/watch?v=EdJx02LpQao) o, peggio, la delirante Baptism dei Crystal Castles (e, perdonatemi, mi piace davvero: http://www.youtube.com/watch?v=vStjmYxetY0). Anche tra questi singoli brani va segnalato un piccolo crimine: una canzone perfetta, rovinata da una coda del tutto inopportuna (un po’ come accadde – caso di scuola – per il capolavoro di Exquisite corpse dei Bauhaus, fracassato dalla coda in salsa reggae http://www.youtube.com/watch?v=rNwj0ExB1No) e mi riferisco alla parzialmente perfetta Good morning, hypocrite degli Electric President (http://www.youtube.com/watch?v=CJTMU6-6GNI&feature=kp). Vi è stato poi tutto un sottobosco di gruppi validi, più o meno a cavallo tra gli anni Novanta e i Duemila: Modest Mouse, Minus Story, Broken Social Scene, Guided By Voices, Rufus Wainwright, Andrew Bird, sui quali ci sarebbe comunque tanto da scrivere. Ma devo cedere il posto, il tempo e le orecchie ad altri quattro. Anzi, a due gruppi e due solisti, i cui dischi sono da trascinarsi dietro sull’isola deserta. Intanto i Midlake, eccezionale formazione texana, meritevole di aver prodotto un capolavoro ineguagliabile: non tutta la loro discografia ma un certo album, in particolare. Né il primo né il più recente ma precisamente il secondo: «The Trials of Van Occupanther» (2006). Vi sembrerà di ascoltare un inedito riesumato dai cassetti di Crosby, Stills, Nash & Young, o della Band, confezionato però con la pulizia acustica di questi giorni. L’attacco e la metrica da apnea di Roscoe (http://www.youtube.com/watch?v=JDL9bXlwbM4&feature=kp), l’immaginario da corsa all’oro, le doppie voci perfette, i due brani di chiusura migliori degli ultimi decenni, Chasing after deer (http://www.youtube.com/watch?v=2S7wWr5lZd4&feature=kp) e You never arrived (http://www.youtube.com/watch?v=2N8Gw-ZlliA&feature=kp), che ti lasciano in sospeso, a desiderare che il disco continui ancora per un’altra mezz’ora… Della loro altra produzione suggerisco almeno tre brani: Paper gown (http://www.youtube.com/watch?v=tBvnNKCsgPc&feature=kp), Children of the ground (http://www.youtube.com/watch?v=FDZbBrrR8g0&feature=kp) e la più recente This weight (http://www.youtube.com/watch?v=UywAB59Ui44&feature=kp).

Midlake alba fragalia arabaAltro disco obbligatorio è il primo di Ramona Cordova: «The Boy Who Floated Freely» (2006), roba di una delicatezza che avrebbe fatto invidia pure a Nick Drake. È un disco da ingerire intero, così com’è, senza sconti anche se, a dire il vero, Giver’s reply (http://www.youtube.com/watch?v=gVhgm213vj0) spicca un po’ rispetto alle altre tracce).

Ramona cordova alba fragalia arabaE passiamo alle altre due formazioni geniali: Animal Collective e Half-handed Cloud. Mi capitò di definire i primi come i Beach Boys fatti di acido e rinchiusi in una riserva di pellerossa. Nel senso buono. Nel loro caso non me la sentirei di dire che un loro album, uno qualsiasi, sia integralmente straordinario. Ma in ogni album ci sono almeno un paio di pezzi veramente intoccabili. Leaf house (http://www.youtube.com/watch?v=VPWR98JCCRE) per esempio, da «Sung Tongs» (2004), fu il pezzo che si insediò tra i miei ascolti più ripetitivi: gli Animal Collective sembrano scemi, non lo sono per niente. Sembrano un branco di ritardatari dell’ultimo rave e invece hanno 1. ricchezza e originalità nel comporre 2. eccezionale conoscenza dell’elettronica. Nell’album successivo, «Feels» (2005) ficcarono capolavori come The purple bottle (http://www.youtube.com/watch?v=9_LOiiWjpug), Did you see the words (http://www.youtube.com/watch?v=OXfwc0RDHBQ&feature=kp e trovatemi un altro gruppo che nel 2005 sia in grado di concepire controvoci del genere) oppure Banshee beat (http://www.youtube.com/watch?v=jj-0vMrZJbo&feature=kp, a proposito, questo brano andrebbe ascoltato in religioso silenzio, magari in cuffia. Ma non ci sperate, non ci riuscirete mai: è matematico che venga interrotto dal vostro telefono o dal citofono. Provare per credere). Gli Animal Collective tornarono nel 2007 con «Strawberry», di cui sottolineo soltanto tre brani (come se fossero pochi): Fireworks (http://www.youtube.com/watch?v=ztvr09J7KK4&feature=kp), #1 (http://www.youtube.com/watch?v=TQ2_Tf4h1nI) e la grandiosa For reverend Green (http://www.youtube.com/watch?v=z7ytPNb75Ho&feature=kp). E altri tre brani impressionanti li seminarono disinvoltamente in «Merriweather Post Pavilion» del 2009: parlo di My girls (http://www.youtube.com/watch?v=zol2MJf6XNE), Brother sport (occhio, il video è proprio bello: http://www.youtube.com/watch?v=MGQjyGT1-mc&feature=kp) ma soprattutto il finale di Bluish (che, chi poteva immaginarlo?, è addirittura una canzone d’amore: http://www.youtube.com/watch?v=YTCg1Ovu64E).

Animal collective alba fragalia arabaDicevo di Half-handed Cloud, quindi. E pochi sanno di cosa si tratta. Half-handed Cloud è una one-man band che risponde al nome di John Ringhofer, giovane polistrumentista dalla creatività molto più che geniale. Ho sempre detto che da solo avrebbe superato Lennon o McCartney. O Brian Wilson. Confeziona dischi pieni di canzoni brevissime, appiccicate l’una all’altra, su ciascuna delle quali un autore qualsiasi (compresi i tre appena citati) avrebbe allungato il brodo per riempire l’intero lato di un disco. Lui se ne frega, sparge così minuscoli semi ad alto potenziale, senza svilupparli in modo prolisso. Un suicidio commerciale, una dignità artistica senza pari. Ecco, dei suoi album non potrei consigliarne soltanto uno, né un solo brano. Ma non posso elencare nemmeno tutti i capolavori che ha prodotto. Fidatevi sulla parola e ascoltate almeno «Thy is a word and feet need lamps» (2005), tutt’intero (finirete per fischiettarlo per mesi interi) e almeno un brano da «Halos & Lassos» (2006), ovvero Foot on the brake (spiacente, su youTube soltanto pessime versioni live). Giusto, dimenticavo: si tratta anche di ascolti abbastanza comici perché il tizio in questione è esponente di quel cattolicesimo statunitense integralista: le canzoni sono quasi tutti zeppe di citazioni bibliche. E vabbè.

Half-handed Cloud alba fragalia araba Non mi resta molto da dire ma qualcuno potrebbe pensare che la musica classica sia rimasta fuori dalla sindrome. No, per niente. Ma prima di arrivarci devo accennare a una cosa che sta nel mezzo. No, non c’è abbastanza tempo per spiegarvi cosa siano i Canti paraliturgici di Lungro, quindi andiamo direttamente alle composizioni di fado di Carlos Paredes (virtuoso  della chitarra portoghese, il quale soffrì la prigionia e il confino per essersi opposto al governo dittatoriale) devono obbligatoriamente essere ascoltate almeno cento volte prima di morire. Non per forza tutte ma almeno queste: O Fantoche, http://www.youtube.com/watch?v=dA4WJ-rYxCQ; Divertimento, http://www.youtube.com/watch?v=TVbiYJKzlT4; Balada de Coimbra, http://www.youtube.com/watch?v=n5xAPrbF7Rc; Canto do rio, http://www.youtube.com/watch?v=LlyMIXukfQo; Dança Palaciana, http://www.youtube.com/watch?v=xUEfS_xAQ6M; Canção de Alcipe, http://www.youtube.com/watch?v=e2lMt759vuQ; Canto do amanhecer, http://www.youtube.com/watch?v=N-6-m3oMK28; Canto de embalar, http://www.youtube.com/watch?v=kc_fKo0Ru3I.

Carlos Paredes alba fragalia arabaQuanto alla musica classica in senso stretto, non vi direi di ascoltare il pessimo Einojuhani Rautavaara e di convergere piuttosto sulle Danze Polovesiane del Principe Igor di Alexander Borodin (http://www.youtube.com/watch?v=zQmdzvULwfc) oppure sulla Suite da Bergakungen di Hugo Alfvén (http://www.youtube.com/watch?v=3rOZMLlgJWo) o sulla Festival ouverture all’op. 25 del medesimo (http://www.youtube.com/watch?v=Z30wgvbTcr0). Ma è interessante pure notare quanto dell’Herrmann di Hitchcock vi sia nel Poco allegro della Sinfonia n. 4 di Bohuslav Martinů (http://www.youtube.com/watch?v=SmW0mZlhZaw e, del resto, i tempi erano quelli). Né posso evitarvi l’allegro con moto della Sonata n. 3, op. 46 di Dmitrij Borissovic Kabalevskij (http://www.youtube.com/watch?v=ANvOiHM5QjU) oppure il Quartetto per la fine del tempo – V – Louange à l’Eternité de Jésus, di Olivier Messiaen (http://www.youtube.com/watch?v=SkwBEpSfuYg). Fate come volete, poi non vi lamentate. Ma almeno due cose – fatelo per voi – ascoltatevele: il Concerto n. 1 in do minore, per pianoforte, tromba e archi, di Šostakovič, e la Symphonie funèbre et triomphale, op. 15, Apothéose, allegro non troppo e pomposo, di Hector Berlioz (http://www.youtube.com/watch?v=kPVKTzgSLRI). Giusto per dire che un brano funebre tanto glorioso non s’era mi sentito prima, e lo vorrei al mio funerale, a dispetto dei pur belli ma scontati brani bandistici fissati finalmente su cd dalla Banda Ionica. Già che ci siete, ascoltate pure quella. E basta.

Shostakovich alba fragalia araba

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