Manufatti 2. Povero pensiero

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“povero pensiero / me fu arrubato / pe no le fare le spese / me l’à tornato” è l’iscrizione su una piccola lapide che campeggiava in un vicolo di Napoli fino alla fine dell’Ottocento: il vico Pensiero, appunto, che fino a quella data – e allo sventramento risanatore del centro storico – costeggiava l’Archivio di Stato, già Monastero dei ss. Severino e Sossio. Ne scrisse Benedetto Croce nelle Storie e leggende napoletane, datandola al Cinquecento. La lapide mostrava pure un bassorilievo, che oggi è andato perduto, raffigurante un uomo seduto e con la testa poggiata su una mano. Si attribuì perciò il significato a un furto risarcito ma venne pure fuori la leggenda di un giovane sedotto dalla solita romanzesca fanciulla e poi dalla stessa abbandonato alla solitudine. Fu ancora Croce ad assicurare che la lapide si salvasse durante i lavori di sventramento, facendola custodire all’interno del Grande Archivio. Oggi è incastonata nel muro laterale di un finestrone del Maschio Angioino, presso la Biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria.

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