Musiche 4. Dieci motivi per non ascoltare i Baustelle (di I. Raulsson)

     baustelle demo alba fragalia araba

     No, non è vero, i motivi non sono dieci ma così suonava meglio. Suonare meglio, appunto, meglio di chi e di cosa? Il motivo per non ascoltare i Baustelle è sostanzialmente uno, ed è più che sufficiente: la maniera sfacciata con cui nascondono la loro colpevolissima mancanza di originalità. Ci tengo, perché a questa mancanza corrisponde qualcosa di simile a un furto continuato ai danni di un gruppo che ho sempre considerato validissimo, e che è sempre stato sottovalutato in Italia (ovvio) e che, inizialmente, zoppicava pure in casa, in Gran Bretagna. Si scrive Baustelle, insomma, ma si legge Pulp. Quelli di Jarvis Cocker, che prendono il nome non certo in omaggio al ben più tardo Pulp Fiction ma dall’omonimo film con Michael Caine (mike Hodges, 1972).

Pensavo fosse solo una coincidenza divertente quando nel 2001, assistendo in un capoluogo meridionale a un concerto di questi toscani ancora abbastanza sconosciuti, esclamai dopo il primo minuto di concerto “bella, questa cover band dei Pulp!” Non capivo se ci facessero o ci fossero. Stessi arrangiamenti, stesso tipo di formazione (mista, con donna alle tastiere), stesso abbigliamento, stesso modo di cantare.

Di lì a poco venni in possesso di due demo introvabili, due audiocassette del periodo 1995-1997, roba che chissà quante povere adolescenti depresse pagherebbero a peso d’oro (ce le ho ancora e non ve le darò mai, per la vostra salvezza). Venivano spacciate nei licei di Montepulciano e ne emergeva solo un puerile atteggiamento esistenzialista adatto a nascondere la triste realtà: un gruppetto di presuntuosi ciondolanti – con linguaggio eccessivamente costruito – tra gli ameni paesaggi senesi, tra pici e cignali (a quel tempo Bianconi da Abbadia si limitava a scrivere di vini e si capisce anche dalla qualità acustica delle due registrazioni). La prima faceva ancora acerbamente il verso ai CSI (il cantato su una singola nota piazzata sopra a tappeti sonori abbastanza noiosi), e il booklet casalingo recitava: “registrato e mixato sul quattro tracce fra febbraio e maggio 1995 nel Podere Porticciolo 2 a Sciarti di Montepulciano, e nello Spaghetti Home-Studio di via XXX n. 32 a Siena, da Fabrizio Massara”. I ringraziamenti non ignoravano le fondamentali Abbadia Crew e Praia a Mare crew, curioso ponte ideale tra il Chianti e il Tirreno calabrese di Massara. Una piccola nota, però, già indicava l’occhiolino ai Pulp: quel suggerimento lezioso nella paginetta dei testi… “attenzione: leggere soltanto mentre ascoltate la cassetta. Grazie. Francesco”. Lo stesso, identico suggerimento, si trova in un disco dei Pulp. Scoprite da soli quale, così magari imparate ad apprezzarli, anche se in ritardo.

La seconda audiocassetta autoprodotta già rientra a pieno nello pseudo-plagio pulpiano. Ma nessuno se ne accorgeva perché se i Pulp hanno impiegato 20 anni ad arrivare al successo in casa loro, hanno fatto ancora più fatica a farsi strada qui da noi. Giusto un paio di brani cominciarono a essere bombardati a ripetizione da MTV & affini nella seconda metà degli anni ’90 (parlo di Common People e Disco 2000). Il booklet ripete e corregge: “registrato e mixato nel novembre ‘96 nel Podere Porticciolo 2 a Sciarti di Montepulciano e al n. 32 di via XXX a Siena, da Fabrizio Massara. Per parlare con Baustelle si compone lo 0577223xxx o si scrive a Fabrizio Massara e Francesco Bianconi, presso XXX Roberta, via XXX n. 32, 53100 Siena. Zum zum zum la rivoluzione contro il consumismo occidentale si fa con le scatole di fiammiferi, viva l’avanguardia di massa e i ragazzi venuti dallo spazio”. Avete letto bene: Zum zum zum la rivoluzione contro il consumismo occidentale si fa con le scatole di fiammiferi, viva l’avanguardia di massa e i ragazzi venuti dallo spazio. Cari, piccoli finti esistenzialisti di provincia.

Dopo un primo periodo passato tra una sagra e l’altra a monopolizzare il giovane pubblico senese, anche a spese dei più arrabbiati Zac La Paz, i Baustelle arrivarono al primo disco vero, “Sussidiario illustrato della giovinezza”, nell’epoca in cui alla batteria si sedette quel Bucelli ex Malaspina, poi ritiratosi dalle scene, tutto preso – forse – dalla sua collezione di penne stilografiche. Vogliamo fare un confronto tra gli originali e le copie? Buon divertimento.

Ascoltate bene La Canzone del Riformatorio, dei Baustelle https://www.youtube.com/watch?v=f_wjQez0070. Fermatevi alla fine dell’introduzione. Musica ridotta ai minimi termini, ambiente vacuo, voce sussurrata sui toni bassi. Poi l’arrangiamento si irrobustisce leggermente, entra la sezione ritmica e si passa ad un’ottava più in alto (tipicissimo stilema di Jarvis Cocker). Riascoltate questa introduzione e poi passate ad ascoltare l’introduzione di Common People dei Pulp https://www.youtube.com/watch?v=j8EFGHhFtEs.

Finita qui? No. Tornate a La Canzone del Riformatorio e proseguite l’ascolto. Prestate attenzione al ritornello (l’insulso “E adesso mi manchi, te lo giuro-o…”), riascoltatelo, imparatelo a memoria e cantatelo sopra al ritornello di Disco 2000 (“Let’s all meet up in the year two-thousand…”): https://www.youtube.com/watch?v=qJS3xnD7Mus.

Vi basta? C’è dell’altro. Guardate fino alla fine il video ufficiale di Disco 2000 . Notate niente di simile alla copertina di “Sussidiario illustrato”? Se vi risultasse difficile eccovi un aiuto:

 Pulp, 1995pulp disco 2000 alba fraglia araba

Baustelle, 2000

baustelle sussidiario alba fragalia araba

Solo coincidenze? No. Andiamo avanti. Lasciamo per un attimo da parte la musica strettamente intesa, dedichiamoci all’immagine. Date un’occhiata al video di Arriva lo ye-ye (2003) https://www.youtube.com/watch?v=uYRM7nX8M1I&feature=kp e confrontatelo con quello di Babies (1993) https://www.youtube.com/watch?v=38by00DGid0&feature=kp. L’unica differenza è che Jarvis Cocker sa anche ballare mentre Bianconi riesce soltanto a camminare. E ovviamente a imitare benissimo la gestualità di Jarvis Cocker.

Nulla cambiò nel secondo disco, tra visioni di vecchie frequentazioni, innamorate volgarotte, droghe, ignoranza e noia provinciali, e teste vuote nonostante i 40 alle porte per alcuni. Rimasero in odor di plagio tutti i gridolini di Bianconi (da Martina in poi, hanno tutti lo stampo di Cocker). Si potrebbe infierire ancora, volendo sembrare stilisti permalosi, indicando tutti gli outfit di Jarvis Cocker, puntualmente copiati da Bianconi. C’è da credere che il secondo abbia letteralmente ingaggiato il sarto del primo (vedi soprattutto giacche e pantaloni). Ah, ovviamente, i Pulp si sciolsero e Jarvis Cocker si fece crescere la barba. Da allora lo fece anche Bianconi: nella buona e nella cattiva sorte, anche una volta passato sotto l’ala protettiva della WEA. Leggenda vuole che Jarvis Cocker abbia sempre notato tutto e che elegantemente abbia sempre ignorato questi cloni italioti venuti male. Poi la musica è cambiata: nel senso che i Pulp smisero di calcare le scene e che i Baustelle non seppero più dove raccattare idee. Il loro stile divenne meno comico, più arrogante, e loro incapaci di abbandonare le scene con un capolavoro d’ironia come Bad Cover Version dei Pulp in cui, non a caso, il video ufficiale vede la partecipazione di decine di sosia/imitatori delle principali star della musica leggera britannica https://www.youtube.com/watch?v=xR5xGHPUEew&feature=kp. Mi state chiedendo se riesco a dire una cosa carina sui Baustelle? Come si fa con un gruppo capace di pubblicare una canzone orrenda come Cinecittà https://www.youtube.com/watch?v=eYdgsn6VddI? Comunque cerco di accontentarvi: una canzone che mi piace c’è. Réclame, discreto quadro dell’immaginario anni ’80, niente di più.

In definitiva, Bianconi dovrebbe pagare i diritti d’autore ai Pulp pure per un raffreddore.

6 thoughts on “Musiche 4. Dieci motivi per non ascoltare i Baustelle (di I. Raulsson)

  1. p.s. non fraintendermi, non sono una povera adolescente depressa, (anzi alle tue osservazioni aggiungerei che la copertina del demo mi ricorda fin troppo i Belle and Sebastian), però ho sempre avuto un interesse morboso per le prime demo delle band. Pensi potresti farmi avere le tracce della seconda demo con i testi?
    Intanto complimenti per l’articolo e l’originalità del blog, davvero.

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    • Sì, possiedo entrambe le cassette ‘originali’. Lo scrivo tra virgolette perché dire ‘originali’ è un parolone. Sono quelle che gli stessi Baustelle, giovanissimi, ‘spacciavano’ davanti ai licei di Montepulciano (a me le diede un vecchio amico di lì, che stava per disfarsene).
      Mmmh… sulla seconda domanda devo pensarci… sono anni che penso di metterle in vendita su e-bay
      Non ti dico di no a bruciapelo. Ti dico che ci penso, ok?
      Grazie per gli apprezzamenti!

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  2. Guarda che i pulp chiedono l’esatto contrario di quello che scrivi: : Please do not read the lyrics whilst listening to the recordings

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