Manufatti 1. Pulecenella in Puliciano

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Pare proprio che nessuno sia mai riuscito a cogliere l’unico plausibile motivo per cui nell’indiscutibilmente toscana Montepulciano vi sia un’antica macchina anatomica dalle sembianze di Pulcinella. Pure la storiografia locale si è inerpicata in congetture fantasiose: Guglielmo Marcocci parla di un omaggio da parte di tale famiglia Ricciardi, di nobili natali partenopei e insediatasi poi a Montepulciano (vedi Società Storica Poliziana, Il decoro di città. Elementi artistici minori a Montepulciano, Montepulciano, 2004, p. 138 e n) e tuttavia non resta traccia di alcun documento che confermi quest’ipotesi. Le poche notizie certe, in merito alle vicende dell’automa, possono essere ricavate dalla vasta bibliografia (e dai molti riferimenti archivistici custoditi presso l’Archivio della Fraternita di S. Agostino) fornita da Riccardo Pizzinelli in Società Storica Poliziana, Scultura a Montepulciano dal XIII al XX secolo, Montepulciano 2003, pp. 104-105. Si sa dunque che il Pulcinella in trasferta batte le ore di un orologio costruito nel 1523 da Lionardo e Goro da Chianciano, ma che è stato costruito, in legno e latta, soltanto l’anno successivo e per opera di Nanni di Strippa. Il Mangia, così era definito l’automa, fu sostituito poi nel 1680 dalla nuova opera di Giuseppe di Giovani Valentini e cominciò a essere identificato come Pulcinella solo a cominciare dal 1750.

Del resto, lo stesso nome della maschera napoletana è attestato soltanto a partire dal 1618 (Archivio Notarile di Napoli, notaio Giulio Capaldo, a. 1618, f. 80, in Domenico Scafoglio e Luigi M. Lombardi Satriani, Pulcinella: il mito e la storia, Milano, 1990, p. 32) e più esattamente nell’esatta dizione di Policenella, soprannome dello stesso Andrea Calcese (1595-1656) creatore della maschera, mentre può essere di poco successiva l’opera La vera effige di Paoluccio della Cerra detto comunemente Pulcinella, di Ludovico Carracci (1555-1619), custodita presso il Gabinetto Nazionale delle Stampe in Roma e mentre, ancora, è attestata al 1620 la dizione, più cara all’attore Silvio Fiorillo (ca. 1560-1632), di Pulliciniello (vedi Fausto Nicolini, Sulla vera origine di Pulcinella, Napoli, 1956, p. 14).

Non è il caso di dilungarsi troppo sulle origini della maschera napoletana, radicate nel più remoto Maccus delle Atellane e assimilabili a vari precedenti: il contadino coppolone sul carro trainato dai buoi, tra le figure scolpite da Romolo da Settingiano (n. 1479) presso la cappella Carafa di Santa Severina nella Chiesa di S. Domenico Maggiore in Napoli; o le figure tratteggiate tra 1590 e 1610 dall’ingegnere idraulico Giovanni Antonio Nigrone nei suoi progetti di fontane custoditi presso la Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli, al ms. XII. G 59-60 (vedi, per queste ultime indicazioni, Franco Carmelo Greco, a cura di, Pulcinella maschera del mondo. Pulcinella e le arti dal Cinquecento al Novecento, Napoli, 1990, pp. 105-107) ma si deve almeno sottolineare come l’etimologia della maschera vada necessariamente ricondotta al pulcino, al pollicenus, ovvero al ‘piccolo pollo’.

L’etimologia di Montepulciano (toponimo così attestato già nell’ottavo secolo come Mons Policianum) va invece fatta risalire non tanto al ventilato etrusco ma, più ponderatamente, a un semplice prediale di qualche proprietario di nome Politius/Policius. Detto ciò, l’ipotesi più logica sarebbe quella per cui l’ideatore dell’automa toscano abbia voluto richiamare un’inesatta etimologia avicola del paese, figurandoselo come Monte dei Pulcini. O, peggio, riducendo a docile pulcino il minaccioso grifone dell’araldica comunale.

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