Manoscritti 4. Quando i maestri sbagliano.

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Con il cognome Rabikauskas viene solitamente indicato un testo adottato in alcune delle Scuole italiane di Archivistica, Paleografia e Diplomatica, ovvero Il documento medievale e moderno: panorama storico della diplomatica generale e pontificia (Roma, Pontificia università gregoriana, Istituto portoghese di Sant’Antonio, 2003), ufficialmente redatto a due mani da questi e da Fernando de Lasala, benché il fu Paulius Rabikauskas, gesuita lituano (1920-1998), non l’abbia mai scritto, non l’abbia mai letto, mai l’avrebbe approvato e l’avrebbe senz’altro criticato, se pure in parte.

Perché da quando Rabikauskas divenne, trentacinquenne, ordinario di Storia ecclesiastica presso la Pontificia università gregoriana, le sue dispense e le sue pubblicazioni furono sempre stampate rigorosamente in latino. De Lasala, gesuita anch’egli, ne è a conoscenza – è stato suo allievo – tanto che nell’introduzione al suddetto libro ricorda un Rabikauskas “strenuo oppositore delle versioni delle sue dispense”.

Tale premessa è d’obbligo, per attribuire più correttamente alcune parti del libro al loro autore effettivo, appunto Fernando de Lasala, ordinario di Paleografia latina, Diplomatica generale e pontificia, nonché Archivistica generale e pontificia, presso quella stessa facoltà. Egli è autore delle fotografie allegate nell’appendice documentaria e, deve supporsi – in assenza di ulteriori indicazioni –, pure della trascrizione e del regesto dei relativi documenti.

Succede però che si riscontrino errori clamorosi, ed è il caso di indicarne almeno un paio, tanto più clamorosi se commessi da religiosi e ordinari presso una facoltà di Storia ecclesiastica di un’Università pontificia.

Alle pagine 301-302 si può leggere la trascrizione di una lettera solenne di donazione, redatta a Mileto nel 1087 (la cui pergamena è riprodotta alla Tavola 12 dell’appendice) e ora custodita presso l’Archivio Pontificio del Collegio Greco, per mezzo della quale “il duca Ruggero, figlio di Roberto il Guiscardo (…), dona la chiesa di S. Filippo di Aiello con tutte le sue pertinenze al Monastero di S. Angelo di Mileto (…)”. Scorrendo le sottoscrizioni in escatocollo, saltano alla vista due piccole mostruosità ovvero, rispettivamente al rigo 13 e al rigo 15, quel “Signum Vualterii episcopi Malveci” e quel “Paschasius bisumanensis episcopus”, laddove nulla permette di far discostare il lettore, almeno quello di formazione ecclesiastica, dai corretti “Malveti” e “bisunianensis”, termini peraltro legati a toponimi non di poco spessore, ma addirittura sedi vescovili (le odierne Malvito e Bisignano, largamente nota come Besidia, più raramente come Bisunianum). La chiarissima scrittura, una consueta minuscola diplomatica, non giustifica né la cantonata della consueta t schiacciata, interpretata fantasiosamente per una c, né quella del gruppo ni preso per m.

Scrive de Lasala, nelle prime righe dell’introduzione, che la Paleografia e la Diplomatica sono “sussidio necessario per lo studio e la ricerca nel campo della Storia”.

Magari anche il contrario, però. E il vero Rabikauskas sarebbe d’accordo.

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